Doverosa e meritata modifica al look
Posted by : Maurizio Oliveri | martedì 14 settembre 2010 | Published in # storie di vita, parte II, rinascita
Ho ricevuto diverse richieste di sostituire la mia precedente foto della testata, dove appaio triste e insofferente, con quella scattata col telefonino in una notte di euforia dopo pochi giorni dalla rinascita. La foto purtroppo è mossa e i colori non sono splendidi, ma rende giustizia alla RINASCITA!
Ci avevo pensato ma non avevo avuto tempo da dedicare alla modifica. Dovuto e fatto!
Per chi volesse rivedere la versione originale, ne lascio una schermata qui sotto. Potete cliccarvi sopra per vederla nella dimensione originale.
Graditi i commenti sul risultato. E' all'altezza della situazione?
Ci avevo pensato ma non avevo avuto tempo da dedicare alla modifica. Dovuto e fatto!
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L’ultimo mese, Parte II
Posted by : Maurizio Oliveri | | Published in # la mia malattia, attesa, trapianto, ultimo mese
(Parte I disponibile qui)
Il 18/08, l'intervento
Ore 01 circa. Ultime preparazioni: spennellata di iodio-povidone (quel disinfettante marroncino a cui chiedono sempre se sei allergico) in tutto il corpo (eccetto viso). Gocce di Valium per tranquillizzarmi. Iniezione nel sedere della “pre-anestesia” (immagino che sia un sedativo che intanto ti rincoglionisce per bene).
Ore 02 circa. Si parte, trasporto in sala operatoria col letto del reparto. Arrivo nel blocco operatorio. Ingresso in sala operatoria. Uno spettacolo! Modernissimo, ricordo i soliti faretti che si vedono in tutti i film, più una serie di monitor. Avete presente nella serie Dr. House quando si vede la sala operatoria, che lui guarda da uno stanzino sovrastante con una enorme vetrata, mentre gira il suo bastone? Ecco, così, ma a me sembrava ancora più bella questa!
Quello che ti fa un po’ innervosire, oltre al fatto di sapere che per almeno 4 o 5 ore sarai assolutamente incosciente e in balia dei medici, è il viavai di gente che organizza, ti attacca cavi, sistema “robe” in giro, campi sterili, ecc.
Ti mettono sul letto operatorio nudo, poi ti coprono con una stoffa, se non sbaglio, e poi ti mettono una termocoperta –ricordo che lo hanno chiamato “lo scaldotto”- perché ovviamente fa un freddo cane lì dentro.
Dopo questi primi dettagli, ho ricordi molto vaghi. Io a quel punto cominciavo ovviamente a essere preso dall’ansia. Ricordo con piacere che l’anestesista, una signora che era situata dietro la mia testa, mi accarezzava il viso e mi diceva, respira profondo. Ora ti iniettiamo un farmaco che ti intontisce un po’ ma vedrai che ti rilassi… una bomba! Dopo 5 secondi mi sono sentito “strafatto”… una sensazione di pace e serenità – ma anche di rincoglionimento - che non ricordo di non aver mai provato. Non so se sia paragonabile a qualsiasi droga di quelle che si sente parlare in giro – non mi ci sono neanche mai avvicinato in tutta la mia vita – ma questa vale quasi la pena di provarla!! Ricordo di aver detto un paio di parolacce e poi di aver chiesto scusa, con l’ultimo barlume di coscienza che mi rimaneva. Tipo “PORCA TROIA che roba che mi avete dato, adesso sì che sono RINCOGLIONITO per bene!!”… e forse anche uno “scusate ragazzi, vi voglio-tutti-bene-sono-nelle-vostre-mani-fate-di-me-quello-che-volete”.
Fine del resoconto in prima persona perché ovviamente ho perso conoscenza. Saranno state le ore 02.30.
So invece da terzi (racconti dei chirurghi tramite mia moglie) che il cuore che era stato espiantato in (posto ignoto), doveva essere trasportato a Niguarda in elicottero ma per problemi meteo è stato portato in auto, per cui è arrivato con un paio di ore di ritardo.
L’intervento è iniziato intorno alle ore 05 ed è finito intorno alle ore 11.
Nella prossima parte, la rianimazione. Dal mio risveglio, i miei primi ricordi e i miei primi giorni da “corNovum”.
Il 18/08, l'intervento
| photo courtesy of hugged2death |
Ore 02 circa. Si parte, trasporto in sala operatoria col letto del reparto. Arrivo nel blocco operatorio. Ingresso in sala operatoria. Uno spettacolo! Modernissimo, ricordo i soliti faretti che si vedono in tutti i film, più una serie di monitor. Avete presente nella serie Dr. House quando si vede la sala operatoria, che lui guarda da uno stanzino sovrastante con una enorme vetrata, mentre gira il suo bastone? Ecco, così, ma a me sembrava ancora più bella questa!
Quello che ti fa un po’ innervosire, oltre al fatto di sapere che per almeno 4 o 5 ore sarai assolutamente incosciente e in balia dei medici, è il viavai di gente che organizza, ti attacca cavi, sistema “robe” in giro, campi sterili, ecc.
Ti mettono sul letto operatorio nudo, poi ti coprono con una stoffa, se non sbaglio, e poi ti mettono una termocoperta –ricordo che lo hanno chiamato “lo scaldotto”- perché ovviamente fa un freddo cane lì dentro.
Dopo questi primi dettagli, ho ricordi molto vaghi. Io a quel punto cominciavo ovviamente a essere preso dall’ansia. Ricordo con piacere che l’anestesista, una signora che era situata dietro la mia testa, mi accarezzava il viso e mi diceva, respira profondo. Ora ti iniettiamo un farmaco che ti intontisce un po’ ma vedrai che ti rilassi… una bomba! Dopo 5 secondi mi sono sentito “strafatto”… una sensazione di pace e serenità – ma anche di rincoglionimento - che non ricordo di non aver mai provato. Non so se sia paragonabile a qualsiasi droga di quelle che si sente parlare in giro – non mi ci sono neanche mai avvicinato in tutta la mia vita – ma questa vale quasi la pena di provarla!! Ricordo di aver detto un paio di parolacce e poi di aver chiesto scusa, con l’ultimo barlume di coscienza che mi rimaneva. Tipo “PORCA TROIA che roba che mi avete dato, adesso sì che sono RINCOGLIONITO per bene!!”… e forse anche uno “scusate ragazzi, vi voglio-tutti-bene-sono-nelle-vostre-mani-fate-di-me-quello-che-volete”.
Fine del resoconto in prima persona perché ovviamente ho perso conoscenza. Saranno state le ore 02.30.
So invece da terzi (racconti dei chirurghi tramite mia moglie) che il cuore che era stato espiantato in (posto ignoto), doveva essere trasportato a Niguarda in elicottero ma per problemi meteo è stato portato in auto, per cui è arrivato con un paio di ore di ritardo.
L’intervento è iniziato intorno alle ore 05 ed è finito intorno alle ore 11.
Nella prossima parte, la rianimazione. Dal mio risveglio, i miei primi ricordi e i miei primi giorni da “corNovum”.
La storia dell'uccellino che sputava troppo... e del cane che si rompeva il collo
Posted by : Maurizio Oliveri | domenica 12 settembre 2010 | Published in # storie di vita
| Photo courtesy of thejeffreywscott |
Gli animali muoiono entrambi nel giro di pochi secondi.
Mi sveglio di soprassalto e per fortuna mi rendo conto che è stato soltanto un sogno di una notte di settembre...
Qualche lettore non totalmente ciarlatano me ne sa forse dare un'interpretazione?
L’ultimo mese, Parte I
Posted by : Maurizio Oliveri | venerdì 10 settembre 2010 | Published in # la mia malattia, attesa, trapianto, ultimo mese
Dal 05/08 al 17/08. Gli ultimi giorni di attesa
Mese duro! Giorno 05/08, arrivo al Niguarda, provenienza Don Gnocchi, per il mio ottavo ciclo mensile di inotropo (levosimendan). Le cose non prendono il verso giusto. Fatto il farmaco, alcuni valori ematici indicano cattiva funzione epatica. Indice di scompenso cardiaco (NT-ProBNP) , a differenza delle precedenti volte, non scende di un filo. Tutto sembra indicare che i benefici temporali del ciclo di farmaci si stanno esaurendo. Il farmaco non fa più l’effetto dovuto.
Decidono di tenermi ricoverato per valutare il decorso. Forse il fisico ha solo bisogno di qualche giorno in più. Ricompare dirompente il “fantasma” dell’assistenza ventricolare (VAD). Se i valori non rientrano, cominciamo a rischiare. Dobbiamo agire.
Nel frattempo, c’è il fastidioso problema del CRT-D (il sincronizzatore bicamerale che mi avevano impiantato nel 2003). La pila si è esaurita. Bisogna sostituirlo. Non un grosso problema, ma pur sempre un intervento che comunque nulla avrebbe giovato alla situazione generale.
Preso da sconforto ed ansia, rifiuto comunque per l’ennesima volta l’impianto di assistenza ventricolare. Tenetemi qui ricoverato, piuttosto non mi muovo dal letto, ma io voglio attendere che arrivi un cuore per me.
Giorno 11/08, prime ore del pomeriggio. Arriva un gruppo di medici. Mi chiedono come va, e con un sorriso, mi dicono di riposare perché quella sera sarei stato sottoposto ad un trapianto cardiaco! Era arrivata la segnalazione di un cuore compatibile, già esaminato e in buono stato di salute. Mi spiegano però che la certezza assoluta si ha soltanto dopo che i chirurghi hanno espiantato il cuore e lo possono esaminare in mano. Mi dicono che questa conferma arriverà tra le ore 19 e le 21.
Arriva mia madre per il turno visite. Nel frattempo allerto Sandra che viene sparata a Milano. Verso le ore 18 vengo sottoposto alla preparazione all’intervento: digiuno totale, dosaggio di farmaci preoperatori, depilazione, clistere per evacuare intestini. Colloquio con l’anestesista. Firma delle liberatorie chirurgiche e di anestesia. Firma di adesione ad uno studio sui vari farmaci antirigetto.
Ore 19… ore 20… ore 21… attesa snervante. Ore 22… ore 23… Io mi addormento e Sandra va in sala d’attesa. Ore 00. Ore 01:30, arriva un chirurgo: mi dispiace, purtroppo abbiamo esaminato con cura il cuore, e c’erano dei problemi. Ci abbiamo riflettuto parecchio ma abbiamo deciso di non correre il rischio di fare l’intervento. Ci dispiace! Tutto ciò ci coglie impreparati. Sandra non sa dove andare a dormire e resta in sala d’attesa tutta la notte. Io dormo un sonno agitato.
Questo è un estratto dei miei messaggi che ho lasciato quel giorno su Twitter:
La buona notizia è che da alcune sfumature, accenni dai dottori, ci fanno capire che qualcosa è scattato nella mia situazione. Questa volta sono veramente in priorità nella lista. Forse nazionale. Forse mi includono nella ricerca di cuori di gruppo sanguigno 0 (io essendo un gruppo B sono compatibile sia con il B che con lo 0).
Giorno 15/08, vengo a sapere che è arrivato un cuore per un altro paziente in attesa (già portatore di assistenza ventricolare). Viene fatto il trapianto a questo paziente. Stupidamente ed egoisticamente, mi dimentico che esistono comunque dei parametri di compatibilità e mi prende lo sconforto… ma come, un altro paziente è passato davanti a me? Giorni difficili!
Giorno 17/08, ore 18.30. Arriva l’infermiera (Maria Pia, non me lo dimenticherò mai) e mi dice di stare a digiuno. Ovviamente ne capisco il motivo, non lo chiedo neanche… è una nuova segnalazione! Avviso Sandra. Cosa facciamo? Un altro viaggio a Milano di corsa senza avere la certezza che sia la volta buona? Oppure aspettare a Genova e partire solo dopo la certezza? Decidiamo per la prima ipotesi, questa volta però organizzando l’eventuale notte in un albergo vicino a Niguarda. Se si fa l’intervento, resti in ospedale. Se non si fa, almeno te ne vai a riposare in albergo. Nel frattempo, nuova preparazione (depilazione, clistere, lavaggio, ecc.). Mi avvisano che il cuore non è vicino e che l’espianto avverrà non prima delle 22.
Ore 23: confermato. Il cuore è buono. L’intervento si farà questa notte. Probabilmente verrò portato giù in sala operatoria verso l’una del mattino.
URRAH! EVVIVA! E’ la volta buona! Piangiamo per l’emozione! Sono felice! Sono fiducioso e sicuro che tutto andrà bene!
(Parte II disponibile qui)
Mese duro! Giorno 05/08, arrivo al Niguarda, provenienza Don Gnocchi, per il mio ottavo ciclo mensile di inotropo (levosimendan). Le cose non prendono il verso giusto. Fatto il farmaco, alcuni valori ematici indicano cattiva funzione epatica. Indice di scompenso cardiaco (NT-ProBNP) , a differenza delle precedenti volte, non scende di un filo. Tutto sembra indicare che i benefici temporali del ciclo di farmaci si stanno esaurendo. Il farmaco non fa più l’effetto dovuto.
Decidono di tenermi ricoverato per valutare il decorso. Forse il fisico ha solo bisogno di qualche giorno in più. Ricompare dirompente il “fantasma” dell’assistenza ventricolare (VAD). Se i valori non rientrano, cominciamo a rischiare. Dobbiamo agire.
Nel frattempo, c’è il fastidioso problema del CRT-D (il sincronizzatore bicamerale che mi avevano impiantato nel 2003). La pila si è esaurita. Bisogna sostituirlo. Non un grosso problema, ma pur sempre un intervento che comunque nulla avrebbe giovato alla situazione generale.
Preso da sconforto ed ansia, rifiuto comunque per l’ennesima volta l’impianto di assistenza ventricolare. Tenetemi qui ricoverato, piuttosto non mi muovo dal letto, ma io voglio attendere che arrivi un cuore per me.
Giorno 11/08, prime ore del pomeriggio. Arriva un gruppo di medici. Mi chiedono come va, e con un sorriso, mi dicono di riposare perché quella sera sarei stato sottoposto ad un trapianto cardiaco! Era arrivata la segnalazione di un cuore compatibile, già esaminato e in buono stato di salute. Mi spiegano però che la certezza assoluta si ha soltanto dopo che i chirurghi hanno espiantato il cuore e lo possono esaminare in mano. Mi dicono che questa conferma arriverà tra le ore 19 e le 21.
Arriva mia madre per il turno visite. Nel frattempo allerto Sandra che viene sparata a Milano. Verso le ore 18 vengo sottoposto alla preparazione all’intervento: digiuno totale, dosaggio di farmaci preoperatori, depilazione, clistere per evacuare intestini. Colloquio con l’anestesista. Firma delle liberatorie chirurgiche e di anestesia. Firma di adesione ad uno studio sui vari farmaci antirigetto.
Ore 19… ore 20… ore 21… attesa snervante. Ore 22… ore 23… Io mi addormento e Sandra va in sala d’attesa. Ore 00. Ore 01:30, arriva un chirurgo: mi dispiace, purtroppo abbiamo esaminato con cura il cuore, e c’erano dei problemi. Ci abbiamo riflettuto parecchio ma abbiamo deciso di non correre il rischio di fare l’intervento. Ci dispiace! Tutto ciò ci coglie impreparati. Sandra non sa dove andare a dormire e resta in sala d’attesa tutta la notte. Io dormo un sonno agitato.
Questo è un estratto dei miei messaggi che ho lasciato quel giorno su Twitter:
- Segnalazione cuore
- Depilato, scaricato, flebo, digiuno. Attesa conferma cuore ore 20. Stay tuned!
- Ore 22 ancora in attesa di conferma del cuore del donatore. Sono completamente sereno :)
- Still no news here. Aspettando l'espianto dal donatore per verificarne l'idoneità
- Cuore non buono. Operazione abortita
- Un'altra prova dura da vivere in 7 ore: segnalazione cuore da trapiantare, preparazione paziente, lunga attesa e... Infine... Stop per cuore no buono.
- Non credo alle coincidenze. Troppi fattori puntano nel verso giusto. Ieri una segnalazione andata male ma SENTO che stiamo per farcela!
- Pensiero di mezzanotte: ieri una persona è deceduta e inconsciamente ha provato a salvarmi la vita con il suo cuore, ma non e' stato possibile
- Anzi, il mio pensiero di gratitudine va cmq ai parenti che immagino avranno dato il consenso ad espiantare gli organi di questa persona
La buona notizia è che da alcune sfumature, accenni dai dottori, ci fanno capire che qualcosa è scattato nella mia situazione. Questa volta sono veramente in priorità nella lista. Forse nazionale. Forse mi includono nella ricerca di cuori di gruppo sanguigno 0 (io essendo un gruppo B sono compatibile sia con il B che con lo 0).
Giorno 17/08, ore 18.30. Arriva l’infermiera (Maria Pia, non me lo dimenticherò mai) e mi dice di stare a digiuno. Ovviamente ne capisco il motivo, non lo chiedo neanche… è una nuova segnalazione! Avviso Sandra. Cosa facciamo? Un altro viaggio a Milano di corsa senza avere la certezza che sia la volta buona? Oppure aspettare a Genova e partire solo dopo la certezza? Decidiamo per la prima ipotesi, questa volta però organizzando l’eventuale notte in un albergo vicino a Niguarda. Se si fa l’intervento, resti in ospedale. Se non si fa, almeno te ne vai a riposare in albergo. Nel frattempo, nuova preparazione (depilazione, clistere, lavaggio, ecc.). Mi avvisano che il cuore non è vicino e che l’espianto avverrà non prima delle 22.
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| ultimi preparativi, rivestito di iodopovidone, mezzo sedato |
URRAH! EVVIVA! E’ la volta buona! Piangiamo per l’emozione! Sono felice! Sono fiducioso e sicuro che tutto andrà bene!
(Parte II disponibile qui)
Maurizio IS BACK!
Posted by : Maurizio Oliveri | lunedì 6 settembre 2010 | Published in # la mia malattia, successo, trapianto
Primissima cosa, “Maurizio is back”, PUNTO (come diceva il “principe” George Leonard al GF10).
Ho ricevuto la grazia di essere sottoposto con successo ad un intervento di trapianto cardiaco! Nel mio corpo batte un cuore sano di un’altra persona che passando a miglior vita, ne ha consciamente o inconsciamente salvata un’altra! E su questo non ci piove. Oltretutto non è neanche una notizia recentissima, visto che l’intervento è avvenuto nella mattinata del giorno 18 agosto. Ma oggi è il primo giorno che riesco a sedermi un’oretta a scrivere il primo post. In rianimazione non se ne parla neanche, e poi qui in stanza dove sono ora non ci si riesce a connettere quasi mai :(
Cosa dire; questa volta ci sono veramente tante cose di cui voglio parlare, sia quelle più profondi e toccanti che riguardano la mia personale e singolare esperienza di essere letteralmente “rinato”, a quelle più tecniche e specifiche di tutti gli interventi e procedure a cui sono stato sottoposto, l’esperienza della rianimazione, e non tralasciando alcune cose più leggere che in realtà ho cercato di scrivere quasi in tempo reale via Twitter (moliveri70) e di rimando su Facebook.
Ho appena deciso che cercherò di dividere le cose in tante piccole consegne, tanti post, in modo da riuscire ad organizzarmi e ad organizzarle meglio.
Facilitano la lettura…
…e destano l’aspettativa!
Che cuore batte dentro di me?
Ad oggi che scrivo, so soltanto che si tratta di un ottimo organo. Mi hanno detto che da tempo non ne impiantavano così belli! Mi hanno anche detto che da tempo non vedevano un cuore estratto (il mio) così malconcio: testualmente il chirurgo l’ha definito grosso e gelatinoso. BLAH! Povero cuore vecchio, intanto mi ha portato avanti per 39 anni della mia vita.
Ci sono due classi di trapiantati: quelli che vogliono assolutamente sapere tutto del loro donatore, conoscere i parenti, ecc. – avete visto il film 21 grammi? Io appartengo alla classe opposta: non mi interessa conoscere la provenienza del mio nuovo cuore. Non mi interessa sapere quanti anni aveva… a quale scopo? Preferireste un cuore di 45enne sportivo e sano, o uno di un 33enne sedentario e fumatore?
Da quanto ho capito, nella relazione di dimissione ci sarà comunque qualche informazione circa l’organo impiantato. Va bene, tutto quello che mi si dice ufficialmente lo verrò a sapere, ma non chiederò niente di più. L’importante è che sia stato un cuore sano di una persona sana, di età ragionevolmente simile alla mia.
Rinascere
Mai e poi mai avrei pensato di sentirmi come mi sento adesso. L’ho sognato per tanti mesi, soprattutto nell’ultimo periodo vissuto fuori casa. Ma giustamente erano soltanto fantasie. La realtà è che il mio cuore non è mai stato sano, sin dalla nascita. E’ vero che prima del primo scompenso –avuto nell’anno 2001- non ero stato “consciamente sintomatico”; è vero cioè che nella mia adolescenza non soffrivo per questa deficienza cardiaca, semplicemente perché non conoscevo cosa significa avere un cuore perfetto. O forse anche perché il cuore riusciva comunque a farmi svolgere le attività normali di un adolescente. Non mi sentivo “inferiore” rispetto agli altri, salvo quando si trattava di fare una corsa o sforzi particolari. Ero sempre l’ultimo in ogni attività fisica. Pensavo che fosse soltanto colpa di qualche chilo di troppo addosso.
Come ho scritto in altri post, i sintomi di questa cardiopatia sono peggiorati sensibilmente dall’anno 2008. L’anno 2009 è stato molto teso, snervante, faticoso, ovviamente non solo per me ma per la mia famiglia. Sono scemate a poco a poco tutte le possibilità di svago, le voglie e le forze di intraprendere azioni nuove, progetti nuovi, vacanze, ecc. Non parliamo del 2010, in cui sono stato praticamente chiuso in casa, per poi finire dal mese di maggio al famoso Don Gnocchi di cui ho parlato più volte in questo blog.
“Rinascere” è proprio il concetto esatto. Sono una persona nuova, dentro allo stesso corpo, con 39 anni di memoria conservata nel cervello –e in piccola parte trascritta su questo blog-. Sono Maurizio con una nuova batteria che mi da una carica incredibile, una voglia di recuperare gli anni consumati, di fare tutto quello che avrei voluto fare e che mi è stato impossibile fare. I ricordi degli ultimi anni cominciano ad annebbiarsi, forse perché inconsciamente sto cercando di metterli da parte, di sfumarli.
NULLA TOLGO a tutte le bellissime emozioni ed esperienze che comunque ho vissuto: da essere cresciuto in una famiglia serena che mi ha amato e non mi ha mai fatto mancare nulla, ad aver conosciuto mia moglie, ad avere procreato con lei i miei tre figli che sono in assoluto la cosa più importante e indispensabile della mia vita. Da oggi inizio una nuova vita con loro. Qualcuno – il signore, la provvidenza, la caparbietà, la fortuna, i chirurghi, o forse tutte le cose insieme – mi hanno dato questa seconda opportunità, e sono assolutamente determinato ad utilizzarla al meglio!
Ho ricevuto la grazia di essere sottoposto con successo ad un intervento di trapianto cardiaco! Nel mio corpo batte un cuore sano di un’altra persona che passando a miglior vita, ne ha consciamente o inconsciamente salvata un’altra! E su questo non ci piove. Oltretutto non è neanche una notizia recentissima, visto che l’intervento è avvenuto nella mattinata del giorno 18 agosto. Ma oggi è il primo giorno che riesco a sedermi un’oretta a scrivere il primo post. In rianimazione non se ne parla neanche, e poi qui in stanza dove sono ora non ci si riesce a connettere quasi mai :(
Cosa dire; questa volta ci sono veramente tante cose di cui voglio parlare, sia quelle più profondi e toccanti che riguardano la mia personale e singolare esperienza di essere letteralmente “rinato”, a quelle più tecniche e specifiche di tutti gli interventi e procedure a cui sono stato sottoposto, l’esperienza della rianimazione, e non tralasciando alcune cose più leggere che in realtà ho cercato di scrivere quasi in tempo reale via Twitter (moliveri70) e di rimando su Facebook.
Ho appena deciso che cercherò di dividere le cose in tante piccole consegne, tanti post, in modo da riuscire ad organizzarmi e ad organizzarle meglio.
Facilitano la lettura…
…e destano l’aspettativa!
Che cuore batte dentro di me?
Ad oggi che scrivo, so soltanto che si tratta di un ottimo organo. Mi hanno detto che da tempo non ne impiantavano così belli! Mi hanno anche detto che da tempo non vedevano un cuore estratto (il mio) così malconcio: testualmente il chirurgo l’ha definito grosso e gelatinoso. BLAH! Povero cuore vecchio, intanto mi ha portato avanti per 39 anni della mia vita.
Ci sono due classi di trapiantati: quelli che vogliono assolutamente sapere tutto del loro donatore, conoscere i parenti, ecc. – avete visto il film 21 grammi? Io appartengo alla classe opposta: non mi interessa conoscere la provenienza del mio nuovo cuore. Non mi interessa sapere quanti anni aveva… a quale scopo? Preferireste un cuore di 45enne sportivo e sano, o uno di un 33enne sedentario e fumatore?
Da quanto ho capito, nella relazione di dimissione ci sarà comunque qualche informazione circa l’organo impiantato. Va bene, tutto quello che mi si dice ufficialmente lo verrò a sapere, ma non chiederò niente di più. L’importante è che sia stato un cuore sano di una persona sana, di età ragionevolmente simile alla mia.
Rinascere
Mai e poi mai avrei pensato di sentirmi come mi sento adesso. L’ho sognato per tanti mesi, soprattutto nell’ultimo periodo vissuto fuori casa. Ma giustamente erano soltanto fantasie. La realtà è che il mio cuore non è mai stato sano, sin dalla nascita. E’ vero che prima del primo scompenso –avuto nell’anno 2001- non ero stato “consciamente sintomatico”; è vero cioè che nella mia adolescenza non soffrivo per questa deficienza cardiaca, semplicemente perché non conoscevo cosa significa avere un cuore perfetto. O forse anche perché il cuore riusciva comunque a farmi svolgere le attività normali di un adolescente. Non mi sentivo “inferiore” rispetto agli altri, salvo quando si trattava di fare una corsa o sforzi particolari. Ero sempre l’ultimo in ogni attività fisica. Pensavo che fosse soltanto colpa di qualche chilo di troppo addosso.
Come ho scritto in altri post, i sintomi di questa cardiopatia sono peggiorati sensibilmente dall’anno 2008. L’anno 2009 è stato molto teso, snervante, faticoso, ovviamente non solo per me ma per la mia famiglia. Sono scemate a poco a poco tutte le possibilità di svago, le voglie e le forze di intraprendere azioni nuove, progetti nuovi, vacanze, ecc. Non parliamo del 2010, in cui sono stato praticamente chiuso in casa, per poi finire dal mese di maggio al famoso Don Gnocchi di cui ho parlato più volte in questo blog.
“Rinascere” è proprio il concetto esatto. Sono una persona nuova, dentro allo stesso corpo, con 39 anni di memoria conservata nel cervello –e in piccola parte trascritta su questo blog-. Sono Maurizio con una nuova batteria che mi da una carica incredibile, una voglia di recuperare gli anni consumati, di fare tutto quello che avrei voluto fare e che mi è stato impossibile fare. I ricordi degli ultimi anni cominciano ad annebbiarsi, forse perché inconsciamente sto cercando di metterli da parte, di sfumarli.
NULLA TOLGO a tutte le bellissime emozioni ed esperienze che comunque ho vissuto: da essere cresciuto in una famiglia serena che mi ha amato e non mi ha mai fatto mancare nulla, ad aver conosciuto mia moglie, ad avere procreato con lei i miei tre figli che sono in assoluto la cosa più importante e indispensabile della mia vita. Da oggi inizio una nuova vita con loro. Qualcuno – il signore, la provvidenza, la caparbietà, la fortuna, i chirurghi, o forse tutte le cose insieme – mi hanno dato questa seconda opportunità, e sono assolutamente determinato ad utilizzarla al meglio!
Thank you, GNOKI!
Posted by : Maurizio Oliveri | domenica 8 agosto 2010 | Published in # la mia malattia, don gnocchi
Ed eccomi qui, che con un minimo di calma mi sono deciso a scrivere due righe di ringraziamenti a TUTTE le persone che ho conosciuto al Don Gnocchi.
Avvertenze/suggerimenti
In particolar modo mi sento in dovere di ringraziare:
A proposito della stanza singola, so che mi hanno sponsorizzato altre persone oltre alla Paola (Maddalena, Viviana, ecc.). Ha fatto una differenza sostanziale nella mia degenza, mi ha consentito di rimanere molto più rilassato, di riposare di più; fattori che nella mia condizione di scompenso cardiaco sono IMPORTANTISSIMI. Questa è una delle cose che probabilmente rimpiangerò di più nel centro di riabilitazione dove sarò trasferito nei prossimi giorni.
E, se mi consentite di fare una sponsorship (questa volta io), destinate la singola al buon Giovanni (Amato), che è più o meno nelle mie stesse condizioni di degenza e sono sicuro ne saprebbe trarre un buon vantaggio come me! Non c’è niente di peggio che vedere cambiare e passare i vicini di letto, ogni 15 giorni. Come vederli su un film. Loro arrivano e se ne vanno. Noi rimaniamo.
Poi voglio ringraziare, senza alcun ordine particolare, nessuno si senta escluso, dimenticato, offeso, tutti gli infermieri e i tirocinanti che mi hanno assistito durante questi tre mesi. In particolar modo Stefania (lo leggerò quel libro, prometto), Simona (sempre serena, sempre gentile, sempre seria, mai un sorriso di troppo. Il tuo ragazzo è mica gelosissimo? Grazie anche dei commenti che ho ricevuto su FB), Paolo (che mi ha edotto sul Giro di Francia, praticamente “imponendomi” la visione di tutte le tappe sul televisore della mia stanza!!!), Michele (peccato che sei stato in ferie e non ti ho conosciuto bene come gli altri, però sei grande!), Ela (serissima, severissima, precisissima, però sempre gentile), Eva (idem, peccato che le ultime settimane fosse in ferie, per cui non ho un ricordo degli ultimi giorni), Sorely (la chiamerò “brontolo”, ho deciso). Sgridava sempre tutti. Ricordo con molto piacere quando mi offristi i confetti del tuo matrimonio (forse lo facesti con tutti i pazienti, io però mi sento bene pensando che li offristi soltanto a me e ad altri due o tre!!). Nota: l’uso del passato remoto nell’ultima frase, benché corretto in questo caso, mi fa ridere molto ma ho deciso di lasciarlo. Pasqualina (ma tu sei la stessa che posta i commenti su fb o hai un alias? Serissima in reparto, divertentissima su fb!). Nina e Jessica-faccina-sorridente, persone che comunque non avrei più visto anche se fossi rimasto al Don Gnocchi in quanto hanno finito il loro periodo di tirocinio. Buona fortuna ad entrambe! Antonino-Nino, che è tanto tempo che non viene in cardiologia riabilitativa, ma so che ha fatto qualche turno in altri reparti. Mitiche alcune sue frasi (a cena: "Signor Cataldo, vuole sapere com'è fatto il passato di verdura? E' un insieme di verdure tutte passate. Se preferisce abbiamo la pasta alla MATRUCIANA. Aspetti che chiedo... uhè signore, lei! Com'è la pasta alla matruciana? E' buona?"). E poi non si ricordava mai come mi chiamavo (Oliva, Olivastri, Olivari...haha).
Non mi dimentico di Bruno, in quanto negli ultimi giorni si era instaurato un rapporto di amicizia. Sei un tipo difficile, lascia che te lo dica. Soprattutto nelle giornate di cattivo umore. Poi, improvvisamente, qualcosa è cambiato, e hai iniziato a parlarmi di te e della tua vita. Di musica e di viaggi, di “noches calientes” a Milano. Del tuo amore per la musica latinoamericana, salsa, vallenato, ecc. Poi, ci siamo “collegati” su Facebook. Ci siamo scambiati i numeri di telefono. Ti ho preparato un cd di musica (e ti ho fregato un cd vergine, a questo punto, visto che me ne avevi dati due). Avrò modo di portartene un paio che preparerò nel frattempo con la musica che mi hai segnalato e che sto scaricando.
Non mi dimentico neanche di Annabella (un’altra che dovevi prenderla nei giorni buoni: in quelli cattivi era meglio salutare cordialmente ed allontanarsi) e le mando questo messaggio: a questo punto il libro di Bourdain lo puoi leggere come *azz* ti pare, piegarlo come preferisci, stropicciarlo, fargli le orecchie ecc., perché dubito che tu riesca a rendermelo… poco male, comunque! Te lo lascio volentieri come ricordo di un paziente-amico!
…
Boh, avrò sicuramente dimenticato qualcuno. Ma fremo per pubblicare questo post. Semmai farò ammenda in una seconda versione.
BACI A TUTTI. Prometto che verrò a trovarvi quando sarà possibile (facciamo che vengo dopo il trapianto). Facciamo che la VAD non la metterò mai e che arriverà un cuore presto!
Vostro paziente N.13 (ex. 12B)
Avvertenze/suggerimenti
- I nomi SONO reali. Tutte le persone esistono.
- Non andate di corsa a cercare il vostro nome tra i saluti e i ringraziamenti. Non siate presuntuosi e vanitosi. Leggete tutto il post, che c’è anche da ridere.
- Ovviamente i ringraziamenti sono diretti a tutte le persone che ho avuto modo di conoscere, indipendentemente dal fatto di essermi esteso parlando dei singoli. Chiedo scusa a tutti quelli che ho saltato o dimenticato, involontariamente o meno!
- Non tutte le persone che ho qui nominato conoscono il mio blog (probabilmente nessuno al di fuori di quelli che mi leggono su Facebook). Chiedo gentilmente a voi (che mi state leggendo) di dare l’indirizzo del blog agli altri, in modo che possano anche loro leggere queste righe e ricevere i miei ringraziamenti, che purtroppo non ho potuto fare personalmente.
In particolar modo mi sento in dovere di ringraziare:
- Anastasia, la persona che mi è stata più vicino e che mi ha dato più conforto, con la quale ho avuto piacere di fare lunghe chiacchierate. Il suo interesse, serietà e accanimento nei confronti della mia riabilitazione mi hanno dato uno stimolo e una carica inaspettata. Se c’è una cosa che ho guadagnato al Don Gnocchi è una grande amica!
- Maddalena, che ha dimostrato grande attenzione e interesse nel seguire i miei problemi, le mie ansie, i miei stati d’animo ballerini. Persona con la quale mi sono potuto confrontare e avere un notevole supporto psicologico. Soprattutto quando mi sono accorto che era lei a cercarmi per avere aggiornamenti, in quanto sinceramente interessata alla mia situazione. Soprattutto quando, nella sua assoluta e impeccabile professionalità che le impone il suo ruolo, sono comunque riuscito a “scovare” sentimenti di profonda stima e affetto nei miei confronti (è vero o no? Ti sono sfuggiti solo per un attimo… Ok, non sono profondi ma li ho visti?). Dev’essere difficile per uno psicologo trattare con tutti i pazienti e mantenere il distacco totale. Sei bravissima! Però... non ti perdono di non avermi ancora fatto uno squillo sul cellulare per avere il tuo numero. So che hai il mio e sto aspettando almeno un sms. Sennò non avrai più modo di aggiornarti sulla mia situazione eh?
- D.ssa Monica Tavanelli. Qualcuno al DG le dia per cortesia il link a questo post, sennò non saprà mai che le ho “dedicato” queste righe - sigh sigh. Senza disdegnare nessuno degli altri medici, è stata la persona che ho sentito più vicina, e che mi ha dimostrato profondo interesse tutte le volte che ne ho avuto bisogno. Monica (a questo punto “ti do del tu”), se non fosse per te un paio di volte sarei stato veramente con l’acqua alla gola, in attesa di essere trasferito al Niguarda. Grazie per avermi capito e preso sul serio!!!
- Dott. Maurizio Ferratini. Lo ringrazio perché il primario va sempre tenuto buono :-) A proposito, qualcuno può gentilmente dare il link di questo blog anche a lui? (vedi sopra). Scherzi a parte, lo ringrazio per la sua professionalità, cortesia, ma soprattutto per la sua “coinvolgente serenità”. Devo ammettere che tutte le volte che passava a visitarmi, o comunque che scambiavamo due parole, riusciva a mettermi un senso di tranquillità e di buon umore. Doti queste, che probabilmente gli sono caratteriali e che in parte ha acquisito nella sua lunga carriera medica. Grazie! e… “last but not least” continua a dovermi un pranzo per una scommessa perduta. Spero vivamente di poterlo realizzare, chissà!
- Paola (a lei non state neanche a passare il link perché da quanto ho potuto capire, non avrebbe comunque le conoscenze di informatica sufficienti per arrivare a questa pagina haha!) La Ringrazio in quanto anche lei è sempre stata molto attenta alle mie condizioni fisiche e di salute in generale. La ringrazio anche per l’interesse nello sponsorizzare le mie richieste logistiche, tra cui il conseguimento del mitico “letto 13” ovvero della stanza singola!
- Viviana (passare link anche a lei grazie). Ammetto che non ho mai avuto modo di scambiare più di venti parole con Viviana (colpa mia o sua? colpa di nessuno?) ma so che anche lei si è presa cura di me e della mia situazione in modo “silente” ma efficace. Grazie per aver reso più facile possibile la mia degenza.
A proposito della stanza singola, so che mi hanno sponsorizzato altre persone oltre alla Paola (Maddalena, Viviana, ecc.). Ha fatto una differenza sostanziale nella mia degenza, mi ha consentito di rimanere molto più rilassato, di riposare di più; fattori che nella mia condizione di scompenso cardiaco sono IMPORTANTISSIMI. Questa è una delle cose che probabilmente rimpiangerò di più nel centro di riabilitazione dove sarò trasferito nei prossimi giorni.
E, se mi consentite di fare una sponsorship (questa volta io), destinate la singola al buon Giovanni (Amato), che è più o meno nelle mie stesse condizioni di degenza e sono sicuro ne saprebbe trarre un buon vantaggio come me! Non c’è niente di peggio che vedere cambiare e passare i vicini di letto, ogni 15 giorni. Come vederli su un film. Loro arrivano e se ne vanno. Noi rimaniamo.
Poi voglio ringraziare, senza alcun ordine particolare, nessuno si senta escluso, dimenticato, offeso, tutti gli infermieri e i tirocinanti che mi hanno assistito durante questi tre mesi. In particolar modo Stefania (lo leggerò quel libro, prometto), Simona (sempre serena, sempre gentile, sempre seria, mai un sorriso di troppo. Il tuo ragazzo è mica gelosissimo? Grazie anche dei commenti che ho ricevuto su FB), Paolo (che mi ha edotto sul Giro di Francia, praticamente “imponendomi” la visione di tutte le tappe sul televisore della mia stanza!!!), Michele (peccato che sei stato in ferie e non ti ho conosciuto bene come gli altri, però sei grande!), Ela (serissima, severissima, precisissima, però sempre gentile), Eva (idem, peccato che le ultime settimane fosse in ferie, per cui non ho un ricordo degli ultimi giorni), Sorely (la chiamerò “brontolo”, ho deciso). Sgridava sempre tutti. Ricordo con molto piacere quando mi offristi i confetti del tuo matrimonio (forse lo facesti con tutti i pazienti, io però mi sento bene pensando che li offristi soltanto a me e ad altri due o tre!!). Nota: l’uso del passato remoto nell’ultima frase, benché corretto in questo caso, mi fa ridere molto ma ho deciso di lasciarlo. Pasqualina (ma tu sei la stessa che posta i commenti su fb o hai un alias? Serissima in reparto, divertentissima su fb!). Nina e Jessica-faccina-sorridente, persone che comunque non avrei più visto anche se fossi rimasto al Don Gnocchi in quanto hanno finito il loro periodo di tirocinio. Buona fortuna ad entrambe! Antonino-Nino, che è tanto tempo che non viene in cardiologia riabilitativa, ma so che ha fatto qualche turno in altri reparti. Mitiche alcune sue frasi (a cena: "Signor Cataldo, vuole sapere com'è fatto il passato di verdura? E' un insieme di verdure tutte passate. Se preferisce abbiamo la pasta alla MATRUCIANA. Aspetti che chiedo... uhè signore, lei! Com'è la pasta alla matruciana? E' buona?"). E poi non si ricordava mai come mi chiamavo (Oliva, Olivastri, Olivari...haha).
Non mi dimentico di Bruno, in quanto negli ultimi giorni si era instaurato un rapporto di amicizia. Sei un tipo difficile, lascia che te lo dica. Soprattutto nelle giornate di cattivo umore. Poi, improvvisamente, qualcosa è cambiato, e hai iniziato a parlarmi di te e della tua vita. Di musica e di viaggi, di “noches calientes” a Milano. Del tuo amore per la musica latinoamericana, salsa, vallenato, ecc. Poi, ci siamo “collegati” su Facebook. Ci siamo scambiati i numeri di telefono. Ti ho preparato un cd di musica (e ti ho fregato un cd vergine, a questo punto, visto che me ne avevi dati due). Avrò modo di portartene un paio che preparerò nel frattempo con la musica che mi hai segnalato e che sto scaricando.
Non mi dimentico neanche di Annabella (un’altra che dovevi prenderla nei giorni buoni: in quelli cattivi era meglio salutare cordialmente ed allontanarsi) e le mando questo messaggio: a questo punto il libro di Bourdain lo puoi leggere come *azz* ti pare, piegarlo come preferisci, stropicciarlo, fargli le orecchie ecc., perché dubito che tu riesca a rendermelo… poco male, comunque! Te lo lascio volentieri come ricordo di un paziente-amico!
…
Boh, avrò sicuramente dimenticato qualcuno. Ma fremo per pubblicare questo post. Semmai farò ammenda in una seconda versione.
BACI A TUTTI. Prometto che verrò a trovarvi quando sarà possibile (facciamo che vengo dopo il trapianto). Facciamo che la VAD non la metterò mai e che arriverà un cuore presto!
Vostro paziente N.13 (ex. 12B)
Good bye, GNOKI!
Posted by : Maurizio Oliveri | sabato 7 agosto 2010 | Published in # la mia malattia, don gnocchi
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| Scorcio dell'ingresso al Don Gnocchi |
Per i registri, gli annali o come dir si voglia, sono le ore 20.03 del 6 agosto 2010, venerdì.
E’ stato tutto molto tempestivo, alcuni di voi lo sanno già, molti di voi lo sapranno quando leggeranno questo post:
Non torno più al Don Gnocchi. Lunedì uscirò dal Niguarda, destinazione Arenzano (GE), Unità Operativa Recupero e Rieducazione Funzionale dell'Ospedale La Colletta. Obiettivo principale: essere più vicino a casa mia, poter vedere la mia famiglia più spesso e causare loro meno disagi nelle trasferte per venirmi a trovare.
L’Ospedale La Colletta, per chi non l’avesse mai sentito nominare, è un centro di riabilitazione abbastanza rinomato in Liguria. Fa capo all’ASL3, Genova. In realtà non ne so molto di più, non ci sono mai stato, ne ho solo sentito parlare. E’ il “fratello maggiore” del centro di riabilitazione a Genova presso il Palazzo della Salute alla Fiumara, dove andavo a fare cyclette 3 volte la settimana quando abitavo ancora a casa.
Dai primi pensieri alla decisione finale, meno di trenta minuti:
ore 12.30, chattando con mia moglie:
- Io: sai che cosa mi ha detto la D.ssa F. (il primario della Cardio2 qui a Niguarda)? Che a lei in realtà non interessa niente che io stia al Don Gnocchi, l’importante è che mi riguardi, che stia attento, che cerchi di rimanere in buona forma fisica e nella migliore delle condizioni.
- Lei: tutto questo è impossibile qui (a casa). Tanto meno adesso che i bimbi sono in vacanza (dalle scuole). Rimanendo là preservi la tua salute.
- Io: Si ma potrei farlo in un centro a Genova, e venirvi a trovare il weekend. Potreste venirmi a trovare più spesso. L’importante è che sia un centro di riabilitazione. Non è una buona idea? Potrebbe passare Paolo (il mio cardiologo “storico” che è a Savona) a controllarmi ogni tanto. Magari trovare qualcosa verso Savona…
- Lei: beh, se questo non cambia le priorità (si riferisce alla lista d’attesa)...
- Io: facciamo una cosa furba: domani chiedo al Dott. O. cosa ne pensa.
...
ore 13.02 (venti minuti dopo), chattando con mia moglie:
- Io: Bingo! Già sistemato. Arenzano ti piacerebbe? Dott. O. sta parlando proprio adesso con Arenzano.
- Lei: cosaaaa? Così in fretta?
- Io: lunedì prossimo va bene??
- Lei: non ti credo
- Io: non torno neanche più al D. Gnocchi haha
- Io: perché non ci avevamo pensato prima?
Tutto questo e' successo perchè pochi minuti dopo che mi era venuta quest’idea è entrata in stanza “l’equipe” al completo per fare il punto della situazione. Non mi sono lasciato scappare l’opportunità:
- Io: Scusate, pensavo, visto che a voi non interessa particolarmente che io rimanga al D. Gnocchi, e premesso che io non me la sento di tornare a casa in quanto sono sicuro che non ce la farei a mantenere gli “standard” che devo mantenere (poco stress, poco sforzo, riabilitazione, palestra, ecc.) secondo voi sarebbe possibile o accettabile trovare un centro di riabilitazione più vicino a casa?
- Loro: per noi non ci sarebbe nessun problema. Vediamo un po’… in Liguria… vicino a Genova… hmmm. Arenzano le andrebbe bene?
- Io: certamente!
- Dott. O.: conosco il primario ad Arenzano. Faccio una telefonata e vedo se c’è possibilità.
- Io: beh, pensateci un attimo e mi fate sapere
- Dott. O.: anzi, lo chiamo subito!
Telefonata di Dott. O.: Ciao (…) ho un paziente ricoverato che è in lista (…), lui è attualmente in riabilitazione qui a Milano ma è di Genova e vorrebbe avvicinarsi a casa (…), tu avresti mica un posto per lui? (…) ok dammi il numero della tua caposala così la metto in contatto con la mia e si mettono d’accordo (…)
- Dott. O: a posto, tutto ok
- Io: ma già questa settimana? E il Don Gnocchi?
- Dott. O: a questo punto non ha più senso che torni al Don Gnocchi, le organizzo direttamente il trasferimento ad Arenzano da qui, quando la dimettiamo lunedì (tra tre giorni).
Uhao! E’ tutto successo così velocemente che non ho neanche avuto modo di immagazzinare tutto e soltanto ora (sabato 7 agosto, 14.45, quando integro questo post con queste righe) sono riuscito più o meno ad analizzare gli aspetti positivi e negativi a cui –forse, probabilmente- andrò incontro.Ora che sono FINALMENTE riuscito a pubblicare il post, vedrò di farne una seconda parte raccontandovi cosa ne penso di tutto ciò, e di altre piccole cose che mi sono successe. A presto!
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